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Chiacchiere con Oliver

21 novembre 2009 Nessun commento

Finalmente di ritorno alla mia isola!
Riesco ancora a odorarne il profumo e ubriacarmi dei suoi colori. Giunto a bordo del mio vascello, giusto il tempo per una doccia e per cambiarmi, mi reco subito al Sighing Crab per scambiare due chiacchiere col mio amico. Come al solito starà brontolando come un vecchio capodoglio mentre mesce la sua birra cruda.
Il viottolo che dal mio ormeggio porta alla sua taverna odorosa non è molto frequentato di questi tempi. Rari esemplari di razza umana caracollano senza un ordine logico mescolandosi con qualche animale randagio, come isolate particelle quantiche in cerca di una casuale collisione.
L’entrata alla taverna non presenta particolari raffinatezze: una miserrima porta di legno con i vetri appannati dai fumi dell’alcool e del tabacco divide il microcosmo chiassoso del locale dal mondo esterno. Si scendono pochi gradini di pietra mal lavorati e ci si immerge nel regno di Bacco.

“Ehilà Peter, ben tornato!”

Non faccio nemmeno a tempo di entrare in taverna, che quella vecchia volpe di Oliver mi indirizza a gran voce i suoi saluti. Non potrei mai sperare di entrare nel suo locale senza farmi notare. Dovrò tenerlo a mente, nel caso in cui dovessi avere dei problemi.

“Salute a te, vecchio tricheco! Come sono andati gli affari durante la mia assenza?”

“Ogni volta la stessa domanda…cosa ti aspetti, che quando non ci sei questa massa di cozzari della malora si mettano in fila per venire nel mio locale? Ma guardali, già cominciano a bofonchiare perché sanno che ora mi metterò a parlare con te e i loro gargarozzi inariditi dovranno aspettare di essere serviti.”  , volge lo sguardo malignamente divertito sulle facce dei pochi avventori. Qualcuno si gira dall’altra parte, qualcun altro ricambia con un ghigno feroce. “Dai, siediti là che ora arrivo col tuo boccale.”

“Grazie amico!”, sorrido chinando leggermente il capo e mi avvio verso il “mio” tavolo. Mi guardo attorno, e le facce che vedo non sono proprio amichevoli. Cerco di tenere un contegno e sorrido di tanto in tanto. Dopo aver fatto un rapido calcolo, mi decido a prendere un’insolita iniziativa. Dopotutto, il numero dei clienti presenti non è così elevato. “Oliver, un giro di birra cruda per tutti! Offro io!”

Oliver strabuzza gli occhi mentre il locale è inondato da una salva di “urrà” a squarcia gola. Ora dovrei esser più tranquillo, mi hanno già augurato 30 vite. Sorrido soddisfatto e aspetto il mio boccale.
Oliver non si fa attendere molto. Lo vedo mentre si avvicina ondeggiante come un vascello dal carico mal stivato, un boccale per mano. Il suo sorriso mi fa capire che ha voglia di chiacchierare. Sono stanco, ma lo asseconderò.
Poggia rumorosamente i due boccali sul tavolaccio e si siede anche lui mentre i suoi occhi saettano da una parte all’altra per controllare la situazione. Non ha mai voluto assumere un aiutante. Nonostante le sue origini irlandesi, giurerei che possiede anche del sangue scozzese.
Mi fissa negli occhi, aspettando che beva la prima sorsata come se non fossero anni che bevo la sua birra. Ogni volta il rito prevede che io gli faccia i complimenti per la splendida bevanda, e lui annuisce soddisfatto. Anche questa volta non lo deludo e la sua soddisfazione si traduce in una generosa sorsata dal suo boccale.

“Allora, Peter, ho letto quelle tue fandonie sugli alieni. Ma davvero credi che possano esser qui da noi?”

“Proprio di questo argomento mi volevi parlare? Cosa c’è, vorresti ampliare la tua clientela? Non credo che gradirebbero la tua birra.”

“E perché no? Cos’ha la mia birra che non va per gli alieni?”

“Intanto le hai chiamate ‘fandonie’, ricordi? E poi cultura diversa, bevande diverse. Chissà che bevono quelli. Ma davvero, non credo che bisogna parlarne troppo. In fondo non v’è altro che teorie, supposizioni…”

“Sei tu che hai chiamato in causa l’argomento. Qua a Tortuga non si parla d’altro…d’altra parte, la stagione è morta e le navi sono quasi tutte qua a marcire come tronchi impantanati in un’insenatura.”

“Parla per le altre navi….la mia non sta marcendo affatto.”

“Vabbè vabbè, ma insomma, per quanto ti fermi?”

“Non molto, come al solito. Purtroppo ho pochi giorni di respiro, poi dovrò ripartire.”, bevo un’altra sorsata e il mio ospite fa altrettanto.

“Senti un po’, ma non è che con i tuoi stramaledetti viaggi ci porti questa cavolo di influenza, come si chiama? AH1…o roba del genere?”

“…A/H1N1. Arrivata la psicosi anche qui a Tortuga, Oliver? Devo confessare che, col lavoro che faccio, ho pensato molte volte al fatto di essere parecchio esposto al contagio. Ma ci ho riflettuto, non mi vaccinerò e poi, anche se volessi ormai sarebbe troppo tardi.”

“Perché parli di psicosi? Il problema è reale!”

“Certo che lo è. Però ritengo anche che la verità, come al solito, è a metà strada fra l’emergenza reale e quella ‘indotta’. Non sono molto informato sull’argomento, ma mi par di capire che questa influenza non abbia mietuto più vittime della normale influenza degli anni passati. Certamente è aggressiva, ma credo sia altrettanto vero che c’è qualcuno che ci guadagna molto dal panico prodotto. Purtroppo, ho letto stamane che in Norvegia il virus ha nuovamente mutato e presenterebbe nuove qualità. Preoccupante di sicuro…”

“Preoccupante? C’è da cagarsi addosso direi! Qua i medici scarseggiano, e anche i vaccini…”

“Ti ho già detto che vaccinarsi ora sarebbe come chiudere le stalle quando i proverbiali buoi sono già usciti. Almeno, a quanto ho capito. Tuttavia c’è da dire anche una cosa: i soggetti a rischio sono coloro che presentano malattie croniche, specialmente all’apparato respiratorio. Tu sei un merluzzo sano, Oliver, e non corri alcun pericolo. Piuttosto, io che sono un fumatore accanito, vado in volo respirando aria condivisa coi miei passeggeri e viaggiando da un posto all’altro, io si che dovrei essere preoccupato. Ma non lo sono più di tanto, perché tutto sommato sono sano (grattatio pallarum).”

“Vabbè, spero che tu abbia ragione, Peter. Come sta il Vieux Malin?”

“Il mio povero vascello sta bene, però vorrei essere a bordo più spesso. A proposito, crollo dalla stanchezza. Vado a bordo e spero di farmi una sana dormita. Verrò a trovarti nei prossimi giorni per la solita bevuta, caro Oliver.”

“D’accordo Peter, ci conto. Riposa bene.”

Ci alziamo dal tavolo e raggiungo l’uscita. Per la prima volta in tanti anni vengo salutato da un coro di voci galleggianti nei fumi dell’alcool. Sorrido ed esco dalla taverna. A grandi passi raggiungo la mia nave. Il tepore che trovo nella mia cabina mi invita ad abbandonarmi a Morfeo. Non faccio resistenza, e crollo come un sasso.

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Mr Obama and the UFOs

21 novembre 2009 1 commento
Here we go again.
Whenever there is a new President of USA, the same question is asked: to finally reveal the truth about UFO. There is an insisting internet-shouting tam tam which claims that President Obama will reveal the secrets of the X-Files on 27th november 2009 !
Is it a fake? Or a life-time event?
I do not know. What I know is that the world is now DEFINITELY ready to learn such secrets, if any. The presence of alien visitors would be saluted as a GREAT development opportunity for mankind. There would be no fear at all, I believe. Personally, I would shake their hands (antennas, paws…whatever) with no problem. As an airline pilot, I’d love to try their vehicles and fly to Mars or Jupiter, or even further…
Our jet airplanes are toys, compared to their spacecraft.
So, can’t wait for 27th november! Go ahead Mr Obama, tell us !
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Obama e gli Ufo

21 novembre 2009 Nessun commento
Ci risiamo.

Ad ogni nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America si chiede implicitamente o esplicitamente di rivelare una volta per tutte la verità sugli UFO.
Il tam tam info-mediatico nella rete stabilisce che la data del 27 novembre p.v. sia quella fatidica dell’annuncio tanto atteso: Obama rivelerà i segreti degli X-Files !

Sarà una bufala? Sarà un evento epocale?

Io non lo so. Ma quel che so è che il mondo sarebbe ormai pronto ad accettare la presenza di visitatori lontani. Diamine! Ormai gli ometti verdi non farebbero paura a nessuno! Personalmente, correrei a stringere le loro mani (zampe, escrescenze…chissà). Da pilota di linea sarei ben felice di poter “provare” i loro cosi…e farmi un giretto fra Marte e Giove (schivando gli asteroidi) o ancora più lontano. I nostri aerei di linea, in confronto, sono dei giocattoli paragonabili a carri trainati da buoi.
Ricordate, quindi, 27 novembre 2009 !

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Dissertazioni sugli UFO

20 novembre 2009 Nessun commento

 

La materia è vasta e spinosa, lo so. Ho sempre avuto una mente scientifica e ho sempre creduto nella forza del metodo scientifico, nato dalla mente geniale di G. Galilei. La scienza ufficiale, tuttavia, non è riuscita tuttora a spiegare alcuni fenomeni e tanti misteri legati alla “faccenda” degli UFO, o OVNI che dir si voglia. UFO è un acronimo che sta per Unidentified Flying Object e il suo omologo italiano è OVNI, Oggetti Volanti Non Identificati.

Non desidero affatto discutere sulla effettiva veridicità di tali fenomeni anche se, stando alle statistiche, non è possibile classificare il 100% di tali avvistamenti come “abbagli” di persone suggestionate o illusioni ottiche dovute a fenomeni atmosferici. Onestamente, non ritengo rilevante il processo cognitivo che si basi su varie segnalazioni di migliaia di persone, separate nello spazio e nel tempo, nel corso della storia umana. Mi sembra più interessante, piuttosto, ragionare sugli aspetti concettuali dell’esistenza di forme di vita che si siano sviluppate in civiltà progredite, lontane da noi centinaia, migliaia di anni luce e sulla possibilità che alcune di esse possano veramente aver compiuto viaggi così lunghi per giungere fino a noi.

La scienza stessa e (finalmente) il Vaticano hanno ammesso la possibilità che l’Universo sia pieno di forme di vita aliene. Si tratta di una questione di statistica, lo diceva anche il compianto Isaac Asimov nel suo bellissimo libro “Civiltà Extraterrestri”. Se pensiamo al fatto che il nostro Sole sia una stella di media grandezza, a metà della sua vita attiva (collasserà fra 5 miliardi di anni per poi diventare una “nana bianca”), ed esso non ha caratteristiche rare nello sterminato firmamento della nostra galassia della quale occupa una posizione periferica (ci troviamo prossimi alla periferia della Via Lattea in una zona chiamata “Braccio di Orione”), e pensiamo anche al fatto che la nostra galassia contiene circa 200 miliardi di stelle, e di queste almeno il 25% simili al Sole, allora dobbiamo anche ritenere possibile che alcuni di questi miliardi di stelle simili al nostro Sole posseggano un sistema solare simile al nostro, con pianeti giganti gassosi (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) e diversi pianeti terrestri (di roccia solida come Mercurio, Venere, Marte e Terra). Come non pensare allora che fra alcuni di questi sistemi solari possa esserci un pianeta che si sia elevato a culla di un sistema di vita come noi la conosciamo? Ma scremiamo ancora. Di questi sistemi solari contenenti vita (come noi la conosciamo, ovvero basata al carbonio) alcuni avranno una storia molto più antica del nostro. Si, perché il nostro sole è nato solamente 5 miliardi di anni fa, ma la galassia è molto più antica: si stima che abbia circa 13,7 miliardi di anni! Pertanto, alcuni di queste sistemi solari avranno civiltà molto più antiche e avanzate della nostra, sempre che non si siano auto-distrutte a causa di guerre nucleari.

Ecco un po’ di numeri (fonte del professor Frank Drake (SETI):

Numero di stelle nella galassia: da 100 a 300 miliardi…prendiamo 100 miliardi.

Stelle a lenta rotazione: 93% → 93 miliardi

Stelle di tipo solare: 25% → 23,2 miliardi

Stelle singole 40% → 9, 3 miliardi

Stelle di popolazione 1 10% → 930 milioni

Stelle con pianeta in posizione opportuna 50% → 465 Milioni

Stelle con pianeta simile alla terra 10% → 46,5 milioni

Stelle con pianeta abitabile 50% → 23,2 milioni

Stelle con pianeta a vita batterica 3% → 697.500

Stelle con pianeta e civiltà tecnologica 2% → 13.950

Avete letto bene : solo nella nostra galassia vi “sarebbero” almeno 13 mila 950 diverse civiltà tecnologicamente avanzate.

Partendo da questi semplici concetti, la scienza ufficiale a questo punto (e a mio modestissimo avviso) inciampa sulla classica buccia di banana che la rende assai simile all’ottusismo dogmatico di medievale memoria. Ovvero, dato che secondo la teoria della relatività generale non si può oltrepassare la velocità della luce (per la quale occorrerebbe un’energia infinita per raggiungere tale velocità), allora gli alieni non sono mai potuti arrivare sino a noi, perché le distanze sono così proibitive che ci vorrebbero milioni, miliardi di anni per fare questi viaggi anche se si potesse raggiungere tali velocità. Giustissimo, però ci si dimentica che la scienza stessa ha cambiato il nostro mondo come nessuno o pochissimi in passato avrebbero potuto immaginare. Nemmeno la mente geniale e visionaria di Giordano Bruno aveva previsto il mondo intero collegato in rete, ed Eratostene non avrebbe mai potuto immaginare la complessità tecnologica di un moderno jet-liner. Cosa voglio dire? Voglio dire semplicemente che dovremmo imparare una lezione fondamentale che la Storia umana ci ha impartito: e cioè che è sempre sbagliato, nella scienza, porre dei veti legati allo stato attuale delle conoscenze, perché il cammino del progresso scientifico è sempre dinanzi a noi e le cose che l’Umanità potrà scoprire in futuro sono inimmaginabili. Penso, ad esempio, alla fisica newtoniana. Prima di Einstein la realtà era spiegata con le teorie del magnifico scienziato inglese, e le cose funzionavano! Poi arrivò quel minuscolo impiegato dell’ufficio brevetti di Berna, e il mondo cambiò radicalmente. Si introdussero concetti nuovi e rivoluzionari. Il tempo diventava una dimensione, come lo spazio, e la massa diventava energia e viceversa…e la velocità della luce diveniva una costante universale, a prescindere da dove e come la si osservava. Impensabile nel ’700, non è vero?

Quindi, come si fa a chiamare in causa un dogma scientifico per negare la possibilità di poter viaggiare attraverso il cosmo con tecnologie a noi sconosciute? Per fortuna non tutti sono così oscurantisti, e leggo con molto interesse i lavori dell’eccellentissimo Stephen Hawking, detentore della stessa cattedra lucasiana di Cambridge che occupava lo stesso Isaac Newton. Molti scienziati illuminati compiono dei veri e propri miracoli di immaginazione nell’ipotizzare la possibilità di curvare lo spazio-tempo al fine di accorciare le distanze. Se alcuni alieni sono mai atterrati sul nostro piccolo pianeta, sono certo giunti con tecnologie per noi impensabili ed inimmaginabili.

Ecco perché non mi sento di escludere tale ipotesi. E poi, per quale motivo dovremmo limitarci a dover essere confinati nel nostro isolamento?

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