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Posts Tagged ‘navigazione’

Sotto il segno di Poseidone

21 giugno 2011 1 commento

 

 

Astronomicamente parlando, oggi avviene il solstizio d’estate, motivo di gioia per il capitano Blood e per il Vieux Malin. Il solstizio in astronomia è definito come il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Il fenomeno è dovuto alla inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto all’eclittica; il valore di declinazione raggiunta coincide con l’angolo di inclinazione terrestre e varia con un periodo di 41000 anni tra 22.1° e 24.5°. Attualmente è di 23°27′ e l’angolo è in diminuzione. Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno in occasione del solstizio di estate boreale, mentre raggiunge il massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all’estate nell’emisfero australe. Prosegui la lettura…

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Sailing 2011

27 febbraio 2011 Nessun commento

SAILING 2011

poco money, molto sailing

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Progetto di navigazione

18 aprile 2010 Nessun commento

Cari lettori,

dopo lunghe riflessioni desidero presentarvi un grossolano piano di navigazione che il Vieux Malin dovrebbe intraprendere nel futuro. Date e luoghi esatti saranno da definire, ovviamente, ma si tratta di un iniziale tracciamento di una rotta di massima.

Il mio piano riguarda essenzialmente due aspetti:

Prosegui la lettura…

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Grog

16 marzo 2010 Nessun commento

Ahoy sailors !

Ne è passato di tempo dal mio ultimo scritto. Purtroppo gli impegni sono tanti, e il tempo sempre poco.

Oggi vorrei parlarvi di una bevanda a me molto cara, una bevanda da veri marinai….da marinai d’altri tempi: il GROG !

Bevanda alcolica composta di acqua e rum, fu introdotto nella Royal Navy dal Vice Ammiraglio Edward Vernon il 21 agosto, 1740. Moderne versioni del drink includono succo di limone, succo di lime, cannella o zucchero per migliorarne il gusto. Il rum con acqua, zucchero e noce moscata è noto come Bumboo e fu popolare tra pirati e mercanti.

La tradizione lo ha subito accettato ed incluso fra le mercanzie NECESSARIE da avere a bordo. Un vascello non poteva salpare senza una scorta adeguata di Rum a bordo con il quale preparare il GROG. Si sono rischiati diversi ammutinamenti qualora il liquore caraibico non fosse sufficiente a bordo. Razioni extra o in meno venivano comminate dai Capitani, a seconda che l’equipaggio si fosse comportato bene o male in un particolare frangente.

L’uomo scoprì molto tempo fa che non poteva bere l’acqua di mare e che aveva bisogno di significative quantità di acqua fresca per i viaggi lunghi. Non potendo desalinizzare l’acqua di mare, l’acqua veniva portata a bordo in barili, ma sviluppava rapidamente alghe e diventava melmosa. L’acqua stagnante veniva addolcita con birra o vino per renderla gradevole al palato, il che significava altri barili soggetti a deterioramento. Con il divenire più comune dei viaggi lunghi, il compito dell’immagazzinamento divenne sempre più difficile e la razione giornaliera di un gallone di birra per marinaio iniziò ad avere un senso.

A seguito della conquista britannica della Giamaica nel 1655, una mezza pinta (o gill) di rum rimpiazzò gradualmente birra e brandy come bevanda preferita. Dare la razione pura ai marinai causò altri problemi, poiché alcuni conservavano le razioni di rum per alcuni giorni e poi le bevevano tutte in un colpo. A causa delle conseguenti indisposizioni e dei problemi disciplinari, il rum venne mischiato all’acqua. In questo modo se ne diluiva l’effetto inebriante e l’acqua si guastava più lentamente. Una mezza pinta di rum mischiata con un quarto di acqua e servita in due parti, prima di mezzogiorno e dopo la fine della giornata lavorativa, divenne parte del regolamento ufficiale della Royal Navy nel 1756 e restò in vigore per più di due secoli.

Quando si scoprì che dosi giornaliere di vitamina C prevenivano lo scorbuto, il succo di limone o di lime venne aggiunto alla ricetta.

I marinai chiamarono la bevanda annacquata grog prendendo spunto dal nomignolo del suo inventore, l’ammiraglio Edward “Old Grog” Vernon, chiamato così per il cappotto di grogram che indossava. Sostenevano che la nuova bevanda, sanzionata dal regolamento, fosse sgradevole e del tutto diversa dal buon vecchio rum, «sottile come il cappotto del vecchio Grog!»

La pratica di servire grog due volte al giorno venne importata anche nella Continental Navy e nella Marina Militare degli Stati Uniti. Robert Smith, all’epoca Segretario alla Marina, provò a sostituire la razione di rum d’importazione con una di whiskey di segale. Vedendo che la cosa era gradita ai marinai americani, il cambiamento divenne permanente. Si narra che i suoi marinai seguirono l’usanza dei loro predecessori inglesi, presero a chiamare la razione “Bob Smith” invece che grog.

Sebbene la Marina Militare degli Stati Uniti non contemplasse più la razione di rum dal 1 settembre 1862, la Royal Navy ne continuò la distribuzione. Con i movimenti per la temperanza del tardo XIX secolo iniziò a cambiare l’atteggiamento verso le bevande alcoliche ed i giorni del grog lentamente giunsero alla fine. Il 28 gennaio 1970 ebbe luogo il “Grande dibattitto sul rum” nella Camera dei Comuni ed il 30 luglio 1970, che tuttora è chiamato il “Black tot day”, fu dato l’ultimo segnale di Up Spirits nella Royal Navy.

Fino alla sospensione della razione di grog del 1970, il rum della Royal Navy aveva una gradazione alcolica di 47,5; la razione abituale era di 1/8 di pinta, diluita due parti a una con acqua (tre parti ad una fino alla seconda guerra mondiale). Razioni extra di rum erano fornite per le feste speciali, come il Trafalgar day, ed i marinai potevano dividere le loro razioni col cuoco o con un compagno che festeggiava il compleanno.

Col tempo la distribuzione della razione di rum si arricchì di un rituale elaborato. Alle 11 di mattina, l’aiuto nostromo suonava Up spirits, il segnale per cui il sottufficiale di giornata saliva sul ponte di poppa e radunava (1) le chiavi della stanza degli alcolici da un ufficiale, (2) il costruttore di barili della nave, e (3) un distaccamento dei Royal Marines. In processione essi aprivano la porta della stanza degli alcolici, e testimoniavano all’immissione in un fusto di un ottavo di pinta di rum per ogni marinaio e sottufficiale della nave con più di 19 anni di età e che non fosse sotto punizione. Due marine sollevavano il fusto e lo portavano sul ponte, prestando guardia mentre una fila di cuochi della mensa dei sottufficiali tenevano saldamente la propria brocca. Il sergente dei marine versava la razione su istruzione dell’attendente capo, che annunciava il numero di sottufficiali che potevano bere, presenti in ogni mensa sottufficiali. Il resto del rum veniva mischiato in una vasca con due parti di acqua, diventando il grog somministrato alla truppa.

A mezzogiorno l’aiuto nostromo suonava Muster for rum, e i cuochi di ogni mensa si presentavano con dei secchi di stagno. Il sergente dei marines prelevava il numero autorizzato di tots (mezze pinte) con la supervisione del sottufficiale di giornata. I pochi tots di grog che restavano nella vasca (detti plushers) venivano versati negli scarichi (scuppers) finendo in mare.

I sottufficiali venivano serviti per primi e avevano diritto ad una razione di rum non diluita. La truppa beveva il suo grog in un unico sorso, quando aveva finito il proprio lavoro attorno a mezzogiorno.

Ma ecco, dunque, la ricetta originale della Royal Navy:

ingredienti:

  1. rum
  2. acqua
  3. zucchero
  4. limone

preparazione: scaldare l’acqua quasi a bollitura, versala in una scodella, aggiungete il rum per 1/3 del contenuto, zuccherate a piacere mescolando ed infine infilateci lo spicchio di limone.

A questa ricetta, personalmente aggiungo cannella in polvere e un pò di caffè solubile.

Lo preparo SEMPRE durante le navigazioni notturne. Corrobora, riscalda e aiuta a passare le fredde ore notturne di guardia in pozzetto.

Provatelo, e sappiate dirmi cosa ne pensate!

Un abbraccio a tutti,

Captain Blood

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Vivere in barca

14 dicembre 2009 Nessun commento

La credenza popolare fa di noi italiani un popolo di poeti, santi e navigatori.

Si, ci piace molto lodarci e imbrodarci con orgoglio. Ci fa piacere quando uno straniero tesse le lodi del nostro Paese, tant’è che quasi sempre, allorché un conduttore televisivo intervista una personalità straniera (un attore, uno scrittore, un politico o un cantante) tira fuori la fatidica domanda : “le piace il nostro Paese?” E giù a gongolarsi, mentre l’intervistato sciorina tutta la sua arte adulatoria nei confronti dello stivale. Si mangia bene, è un Paese bellissimo, gli italiani sono tutti eleganti, sono artisti nati…eccetera eccetera eccetera…
Bene, il nostro narcisismo è perfettamente umano e anche simpatico, direi. Ma contesto con forza che gli italiani siano un popolo di navigatori. Macchè navigatori, per noi il mare ha sempre portato sventure, armate straniere, pirati barbareschi (come nella leggenda di Tellaro del polpo e i pirati). Se si fa capolino nelle suggestive leggende di mare che popolano l’universo fiabesco delle nostre terre affacciate sul mare, non si trova altro che orrore, cattiveria e raccapriccio nei confronti del Pianeta Blu. Il mare è sempre stato popolato da mostri, dèi malvagi (che dire del cattivissimo Poseidone che perseguitava Odisseo? Opera greca, certo, ma noi siamo anche figli di quella cultura). In Sicilia, l’unico che aveva dimestichezza col mare era Còla Pesce, e fece una fine incerta, dato che si trova ancora nel fondo del mare. Altro che navigatori, noi siamo attaccati alle nostre radici terricole più che mai!
Certo, vi sono stati molti italiani che si sono distinti per le loro qualità nautiche. Penso ai Giovanni da Verrazzano, Amerigo Vespucci, Giovanni Caboto, Cristoforo Colombo e su, fino al contemporaneo Giovanni Soldini. Ma sono eccezioni che confermano la regola. Per di più, molti di loro vivevano in un tempo in cui il concetto di Italia come Nazione non esisteva ancora. Tant’è che hanno fatto fortuna lavorando presso altre Corone. Ma tutti questi navigatori sono comunque punte di diamante in uno scenario di persone che col mare non hanno granché dimestichezza.
Noi il mare lo abbiamo scoperto tardi, talmente tardi che soltanto nel boom del dopoguerra gli italiani hanno scoperto che dal mare si può ricavare anche piacere. Ma anche lì, il massimo della navigazione si realizzava nelle poche decine di metri percorsi coi pedalò e i mosconi della riviera emiliana. Inoltre, incredibilmente proprio dove il mare è più bello, al sud, gli italiani non hanno perso tempo a devastare il paesaggio marino che, al contrario, doveva essere la loro ricchezza, un tesoro da custodire con amore e dedizione. Penso con rabbia alla devastazione urbanistica di perle come Procida e Ischia in cui l’antropizzazione ha raggiunto livelli tali che le isole, dall’alto non si vedono più; sono ricoperte di EDIFICI !

L’italiano medio ora usa il mare, lo stupra senza ritegno. Nei litorali e sulla sua superficie, con quei rombanti motoscafi che nulla hanno di poetico ma che sfrecciano a folle velocità per raggiungere località usate ed abusate dalla folla vacanziera, figlia di un mondo sempre di fretta. Vivere il mare è questo? Io credo proprio di no, e lo dimostra che la cultura del mare non abita nei cuori di quelle persone. Ne abbiamo testimonianza, ahimè, ogni estate.

Perché dico tutto questo? Perché vivo in barca, e il solo fatto di aver organizzato la mia vita in tal modo suscita nei miei concittadini un senso di “stranezza”, di alienazione. Ricordo ancora con divertimento un piccolo dialogo avvenuto sul molo ove ero ormeggiato, proprio in quella Toscana, patria del Vespucci e sito di una delle Repubbliche Marinare. Era un pomeriggio di primavera, e dopo aver steso i panni sulle draglie, mi sono sdraiato nel letto della mia cabina, a poppa, per rilassarmi. Nonostante fossi al chiuso potevo sentire con chiarezza le parole pronunciate da due signore che si erano soffermate davanti alla mia barca.

“Guarda … questo qui ha tutti i panni stesi su quelle corde (SIC) metalliche, come mai?”

“Eh si … lo conosco, è uno che vive qua.”

“Qua dove, nella barca?”

“Si, esatto.”

“Ma anche l’inverno? Oh, poverino…”

Foto066

A quel “poverino” mi è venuto da ridere perché poteva sottintendere qualsiasi cosa. Forse, nell’immaginario di quella signora si era creata l’immagine di una specie di clochard che per avversità della vita o per chissà quale altro arcano motivo si era “ridotto” a vivere in barca. Ho sorriso e ho pensato che, dal mio punto di vista, i “poverini” erano coloro che sono costretti a vivere a terra, in una casa di proprietà della banca e immersi nel circolo vizioso della “produttività” fine a sé stessa. Ho abbandonato subito i miei rimuginamenti, e mi sono addormentato felice come prima.

Questa storiella dimostra come, nel nostro Paese, sia ancora fortemente radicata l’idea che l’esistenza debba essere condotta solo in un modo, confacente allo status di “persona per bene” che lavora e vive in casa. La possibilità che uno lavori e viva in barca non viene assolutamente contemplata, e se questa dovesse presentarsi verrebbe catalogata immediatamente come strana, antisociale, da eremita o chissà che cosa.
Non è affatto così, ve lo posso assicurare. In Paesi molto più marinari del nostro, penso alla Francia, all’Inghilterra, alla Danimarca, l’Olanda, tale pratica è universalmente accettata come NORMALE. Tanti sono i vantaggi per chi, per passione, vive in barca. Proseguirò in questa sezione ad affrontare i vari aspetti della vita in barca, per chi volesse avere più informazioni, traendo spunti dalla mia esperienza personale.

Vostro Affezionatissimo
Capitano Blood

Clicca  qui per entrare nella sezione “Vivere in Barca” !


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Diari di bordo

14 dicembre 2009 Nessun commento

Gentili lettori, questi sono alcuni dei vecchi  diari del Capitano Blood.

Buona lettura!

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Una domenica di primo inverno…

13 dicembre 2009 Nessun commento

Nottata tranquilla quella di ieri, la mia nave dondolava con dolcezza nelle acque calme della baia. In notti come queste il sonno trova il suo agio, mentre i pensieri si assopiscono e l’anima ritrova un poco di serenità. All’alba, però, gocce di pioggia insistenti tamburellavano su in coperta, quasi ad invitarmi ad una fredda festa di primo inverno….qui all’isola di Tortuga, dove il respiro del mare riempie le narici con i suoi densi odori. Odio l’inverno, è vero. Ma quando mi alzo e vado sul pontile silenzioso, con le barche sonnecchianti e in attesa di nuove avventure, allora mi scopro a rilassarmi con loro e a guardare i gabbiani e i cormorani che giocano indefessamente attorno agli alberi.

Questa è la scena di stamane:


In marina Un pò buia, lo so. Scattata con un’infima fotocamera da cellulare. Ben diversa è la scena quando ci si trova nella calda luce estiva…

Percorro il pontile, sino alla mia nave. Buffo che la chiami nave, vero? In fondo si tratta di una barca a vela. Ma per me non rende l’idea….la mia nave ha un’anima, proprio come gli esseri umani. Noi siamo fatti di cellule che, prese singolarmente, non hanno coscienza di sé. Ma queste stesse cellule, organizzate nella complessità dell’essere umano, formano una persona, un individuo con emozioni e pensieri. Così la mia nave, fatta di scafo, viti, bulloni, parti metalliche e cordame….tutte queste cose insieme formano il Vieux Malin, con la sua personalità e la sua coscienza. Discorsi da pazzo? Forse, ma di certo sono innamorato della mia casa, della mia nave. Eccola:

vieuxmalin_moored

Tra poco mi incontrerò con i miei amici inglesi del RYA, verranno a trovarmi e gli preparerò un bel caffè espresso. Stiamo organizzando una bella uscita in mare per gennaio prossimo. Il Vieux Malin è assai eccitata per questo: è stanca di sonnecchiare in banchina. Le barche sono fatte per navigare, non per stare nei porti…e io cerco di uscire più volte che posso. Ah, se avessi più tempo!

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Piccola riflessione

3 dicembre 2009 Nessun commento

E’ vero, navigare è un’arte; un’arte racchiusa in due limiti ben definiti: il punto di partenza e il punto di arrivo. Il punto di arrivo può essere variabile, a seconda delle condimeteo affrontate e delle condizioni del mezzo. A-B o C, o D…..ma ciò che conta è l’universo di momenti, di decisioni, di calcoli, di osservazioni e di stati d’animo che compongono il magnifico quadro della navigazione. La matematica e la geometria cessano di essere fredde regole logiche, ma danzano assieme alle carte nautiche e al paesaggio marino in un amalgama organico ed elegante. Il tempo che scorre, assieme alle miglia che scivolano, non è altro che una finestra temporanea su una dimensione parallela alla vita che scorre sulla terraferma, e farne parte è un’esperienza che tocca il cuore e lo marchia per sempre…

Avevo 4 anni quando per la prima volta mi trovai nel pozzetto di una barca da crociera. Quei momenti sono gli unici rimasti VIVI nel mio ricordo di quel periodo. Chi ha dei figli dovrebbe pensare a regalare loro questi gioielli di vita al più presto, perchè sono tesori che si porteranno appresso tutta la vita. Da allora non ho mai smesso di navigare: barche, pescherecci, una nave militare e ora la mia barca…

Non c’è prezzo per tutto questo…

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Cinema al Sighing Crab

1 dicembre 2009 Nessun commento

Mi dispiace molto aver dato l’impressione di esser giù di morale. In realtà ero solamente preso dalle mie riflessioni. Sono certo che Oliver lo ha capito.

Nonostante ciò, voglio regalare al mio amico e alla sua osteria, il Sighing Crab, un piccolo filmato che evochi momenti di felicità. Personalmente sono felice solamente in mare, quindi questo filmato è un collage di momenti a bordo del Vieux Malin. Chissà se gli farà piacere, magari i suoi clienti ci berranno sopra…

Entro nella taverna fumosa e dopo i saluti di rito inserisco la chiavetta USB nel computer di Oliver, accoppiato ad un video proiettore……

buona visione!

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Il Vieux Malin

25 novembre 2009 4 commenti

Gentili lettori,

Vi presento il Vieux Malin, la mia nave.

Il Vieux Malin è un’Alpa 42 Ketch del 1974 (progetto Sparkman & Stephens). Nonostante l’età è ancora una bella signora dei mari e navigherà felicemente ancora per parecchi anni.

Il suo orgoglioso capitano, il sottoscritto, la considera parte di sé e vive a bordo da diversi anni.

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Ecco una piccola lista delle caratteristiche di bordo:

Sicurezza (la cosa più importante)

2 Salvagenti anulari

Zattera di Salvataggio ARIMAR omologata per 6 persone

Razzi e boette fumogene

Estintori a polvere in ogni locale

Cinture di sicurezza

Giubotti di salvataggio

Epirb 406

Timone di emergenza a barra

Ancora galleggiante a paracadute

2 pompe di sentina elettriche (di cui una automatica)

1 pompa di sentina manuale

GRAB BAG di emergenza

Telefono Satellitare IRIDIUM 9555, numero di telefono : +881631589014

Navigazione

2 GPS Plotter

Autopilota Raymarine ST6001 plus (chiamato Gustavo) con doppio computer di navigazione

3 VHF (2 portatili)

Sestante

Radar Furuno

AIS

Computer di bordo con software MaxSea Time Zero©

Carte Nautiche relative alla navigazione svolta

Meteo

Ricevitore NAVTEX

Radio HF SSB ricevitore Meteofax

Linea d’ancoraggio

Ancora di posta CQR originale da 75 libbre

100 mt di catena calibrata del 10

Verricello ancora Lofrans da 1500 W con telecomando

Ancora di rispetto Fortress 15 Kg con 3 mt di catena del 10 e 50 mt di cima del12

Ancora di Speranza Ammiragliato 12 Kg

Elettricità

Impianto a 220V con salvavita termodinamico

4 Batterie da 100 Ah

Alternatore di potenza

Generatore diesel da 3 Kw

2 pannelli solari da 80w ciascuno

Inverter 700 w

Comfort

Boiler acqua calda

Stereo, lettore CD, MP3, lettore DVD

Proiettore film a LED (il cinema in barca)

Più di 50 Gb di musica a disposizione dell’equipaggio

6 posti letto

Macchina caffè NESPRESSO a cialde (what else?)

Cucina a 3 fuochi + forno e grill

Barbecue a carbonella

Frigo

2 locali bagno con doccia (quello poppiero ha il bidet!)

Mezzo da sbarco

Tender 2.3 mt + motore fuoribordo Honda 2.3 (4 tempi)

Svago

Ampia collezione di film di vario genere

Musica (più di 50 GB di mp3 di ogni genere)

Vasta biblioteca di bordo, tecnica e narrativa di mare

Snorkeling

Attrezzatura fotografica e video con mezzi di editing e post-produzione

Computer di bordo + portatile e collegamento internet

Attrezzatura da pesca da traina e bolentino

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Tante saranno le avventure che ci aspettano, ma voglio renderVi partecipi di alcune di quelle passate. Basta che clicchiate qui.

Buona lettura!

Captain Blood

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