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ECCO IL TESTO ESATTO DELLE DISPOSIZIONI SULLA NAUTICA
Non è proprio come quello che girava in rete sino a pochi minuti fa….
Questo il testo corretto, tenendo presente che la manovra è ancora soggetta a modifiche:
“3. (imbarcazioni) Dal 1° maggio 2012 le unità da diporto che stazionino in porti marittimi
nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche, anche se in concessione a privati, sono
soggette al pagamento della tassa annuale di stazionamento, calcolata per ogni giorno, o frazione di
esso, nelle misure di seguito indicate:
a) euro 5 per le unità con scafo di lunghezza da 10,01 metri a 12 metri;
b) euro 8 per le unità con scafo di lunghezza da 12,01 metri a 14 metri;
c) euro 10 per le unità con scafo di lunghezza da 14,01 a 17 metri;
d) euro 30 per le unità con scafo di lunghezza da 17,01 a 24 metri;
e) euro 90 per le unità con scafo di lunghezza da 24,01 a 34 metri;
f) euro 207 per le unità con scafo di lunghezza da 34,01 a 44 metri;
g) euro 372 per le unità con scafo di lunghezza da 44,01 a 54 metri;
h) euro 521 per le unità con scafo di lunghezza da 54,01 a 64 metri;
i) euro 703 per le unità con scafo di lunghezza superiore a 64 metri.
Sette mesi, quasi una gravidanza!
Tanto è durata la sosta in cantiere per il Vieux Malin, il mio vascello che ora batte bandiera belga. Il motivo di tanto soffrire a terra è stato molto importante: ho voluto essere assolutamente certo che la carena, l’opera viva, fosse perfettamente asciutta al fine di sottoporla ad un trattamento preventivo anti-osmosi.
Il Vieux Malin è nata nel 1974 e non ha mai conosciuto l’osmosi, anche grazie alla qualità e la generosità nella costruzione di barche in vetroresina di quegli anni. Tuttavia, dal momento che il suo capitano (il sottoscritto) è assai pignolo e anche molto, ma molto conservativo, ha voluto comunque procedere a questo tipo di operazione che, in ogni caso, male non fa. Prosegui la lettura…
NANOPROM
Nanotecnologia per far splendere le imbarcazioni
Il crepitare della pioggia è diventata ormai una costante in questi giorni, e questi cieli grigi, plumbei, carichi d’acqua non invitano certo ad uscire all’aria aperta.
Ho lasciato la Tortuga ancora una volta, e sono approdato in terraferma. I suoni, gli odori, le persone non sono certo le stesse della mia isola. Qui tutto è diverso, più caotico, più impegnativo. Mi rifugio in questa casa, al centro di Roma. Leggo, mi informo, scrivo. Quasi a portare la mia isola con me, dentro questa stanza cittadina, i miei pensieri indugiano spesso sulle forme, i colori e gli odori di quelle terre lontane, selvagge e bagnate da un mare generoso.
Il Vieux Malin attende pazientemente il mio ritorno e sa che per vivere ancora bisognerà attendere l’inizio della primavera, quando le temperature saranno propizie per dare l’epossidica in carena. Rimango alcuni minuti a pensarla lì, solitaria e paziente. Guardo ancora alcune foto di lei, le sue ali aperte e gioiose in una calda brezza estiva, quando all’improvviso squilla il mio telefono.
Vivere in barca
La credenza popolare fa di noi italiani un popolo di poeti, santi e navigatori.
Si, ci piace molto lodarci e imbrodarci con orgoglio. Ci fa piacere quando uno straniero tesse le lodi del nostro Paese, tant’è che quasi sempre, allorché un conduttore televisivo intervista una personalità straniera (un attore, uno scrittore, un politico o un cantante) tira fuori la fatidica domanda : “le piace il nostro Paese?” E giù a gongolarsi, mentre l’intervistato sciorina tutta la sua arte adulatoria nei confronti dello stivale. Si mangia bene, è un Paese bellissimo, gli italiani sono tutti eleganti, sono artisti nati…eccetera eccetera eccetera…
Bene, il nostro narcisismo è perfettamente umano e anche simpatico, direi. Ma contesto con forza che gli italiani siano un popolo di navigatori. Macchè navigatori, per noi il mare ha sempre portato sventure, armate straniere, pirati barbareschi (come nella leggenda di Tellaro del polpo e i pirati). Se si fa capolino nelle suggestive leggende di mare che popolano l’universo fiabesco delle nostre terre affacciate sul mare, non si trova altro che orrore, cattiveria e raccapriccio nei confronti del Pianeta Blu. Il mare è sempre stato popolato da mostri, dèi malvagi (che dire del cattivissimo Poseidone che perseguitava Odisseo? Opera greca, certo, ma noi siamo anche figli di quella cultura). In Sicilia, l’unico che aveva dimestichezza col mare era Còla Pesce, e fece una fine incerta, dato che si trova ancora nel fondo del mare. Altro che navigatori, noi siamo attaccati alle nostre radici terricole più che mai!
Certo, vi sono stati molti italiani che si sono distinti per le loro qualità nautiche. Penso ai Giovanni da Verrazzano, Amerigo Vespucci, Giovanni Caboto, Cristoforo Colombo e su, fino al contemporaneo Giovanni Soldini. Ma sono eccezioni che confermano la regola. Per di più, molti di loro vivevano in un tempo in cui il concetto di Italia come Nazione non esisteva ancora. Tant’è che hanno fatto fortuna lavorando presso altre Corone. Ma tutti questi navigatori sono comunque punte di diamante in uno scenario di persone che col mare non hanno granché dimestichezza.
Noi il mare lo abbiamo scoperto tardi, talmente tardi che soltanto nel boom del dopoguerra gli italiani hanno scoperto che dal mare si può ricavare anche piacere. Ma anche lì, il massimo della navigazione si realizzava nelle poche decine di metri percorsi coi pedalò e i mosconi della riviera emiliana. Inoltre, incredibilmente proprio dove il mare è più bello, al sud, gli italiani non hanno perso tempo a devastare il paesaggio marino che, al contrario, doveva essere la loro ricchezza, un tesoro da custodire con amore e dedizione. Penso con rabbia alla devastazione urbanistica di perle come Procida e Ischia in cui l’antropizzazione ha raggiunto livelli tali che le isole, dall’alto non si vedono più; sono ricoperte di EDIFICI !
L’italiano medio ora usa il mare, lo stupra senza ritegno. Nei litorali e sulla sua superficie, con quei rombanti motoscafi che nulla hanno di poetico ma che sfrecciano a folle velocità per raggiungere località usate ed abusate dalla folla vacanziera, figlia di un mondo sempre di fretta. Vivere il mare è questo? Io credo proprio di no, e lo dimostra che la cultura del mare non abita nei cuori di quelle persone. Ne abbiamo testimonianza, ahimè, ogni estate.
Perché dico tutto questo? Perché vivo in barca, e il solo fatto di aver organizzato la mia vita in tal modo suscita nei miei concittadini un senso di “stranezza”, di alienazione. Ricordo ancora con divertimento un piccolo dialogo avvenuto sul molo ove ero ormeggiato, proprio in quella Toscana, patria del Vespucci e sito di una delle Repubbliche Marinare. Era un pomeriggio di primavera, e dopo aver steso i panni sulle draglie, mi sono sdraiato nel letto della mia cabina, a poppa, per rilassarmi. Nonostante fossi al chiuso potevo sentire con chiarezza le parole pronunciate da due signore che si erano soffermate davanti alla mia barca.
“Guarda … questo qui ha tutti i panni stesi su quelle corde (SIC) metalliche, come mai?”
“Eh si … lo conosco, è uno che vive qua.”
“Qua dove, nella barca?”
“Si, esatto.”
“Ma anche l’inverno? Oh, poverino…”

A quel “poverino” mi è venuto da ridere perché poteva sottintendere qualsiasi cosa. Forse, nell’immaginario di quella signora si era creata l’immagine di una specie di clochard che per avversità della vita o per chissà quale altro arcano motivo si era “ridotto” a vivere in barca. Ho sorriso e ho pensato che, dal mio punto di vista, i “poverini” erano coloro che sono costretti a vivere a terra, in una casa di proprietà della banca e immersi nel circolo vizioso della “produttività” fine a sé stessa. Ho abbandonato subito i miei rimuginamenti, e mi sono addormentato felice come prima.
Questa storiella dimostra come, nel nostro Paese, sia ancora fortemente radicata l’idea che l’esistenza debba essere condotta solo in un modo, confacente allo status di “persona per bene” che lavora e vive in casa. La possibilità che uno lavori e viva in barca non viene assolutamente contemplata, e se questa dovesse presentarsi verrebbe catalogata immediatamente come strana, antisociale, da eremita o chissà che cosa.
Non è affatto così, ve lo posso assicurare. In Paesi molto più marinari del nostro, penso alla Francia, all’Inghilterra, alla Danimarca, l’Olanda, tale pratica è universalmente accettata come NORMALE. Tanti sono i vantaggi per chi, per passione, vive in barca. Proseguirò in questa sezione ad affrontare i vari aspetti della vita in barca, per chi volesse avere più informazioni, traendo spunti dalla mia esperienza personale.
Vostro Affezionatissimo
Capitano Blood
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Diari di bordo
Una domenica di primo inverno…
Nottata tranquilla quella di ieri, la mia nave dondolava con dolcezza nelle acque calme della baia. In notti come queste il sonno trova il suo agio, mentre i pensieri si assopiscono e l’anima ritrova un poco di serenità. All’alba, però, gocce di pioggia insistenti tamburellavano su in coperta, quasi ad invitarmi ad una fredda festa di primo inverno….qui all’isola di Tortuga, dove il respiro del mare riempie le narici con i suoi densi odori. Odio l’inverno, è vero. Ma quando mi alzo e vado sul pontile silenzioso, con le barche sonnecchianti e in attesa di nuove avventure, allora mi scopro a rilassarmi con loro e a guardare i gabbiani e i cormorani che giocano indefessamente attorno agli alberi.
Questa è la scena di stamane:
Un pò buia, lo so. Scattata con un’infima fotocamera da cellulare. Ben diversa è la scena quando ci si trova nella calda luce estiva…
Percorro il pontile, sino alla mia nave. Buffo che la chiami nave, vero? In fondo si tratta di una barca a vela. Ma per me non rende l’idea….la mia nave ha un’anima, proprio come gli esseri umani. Noi siamo fatti di cellule che, prese singolarmente, non hanno coscienza di sé. Ma queste stesse cellule, organizzate nella complessità dell’essere umano, formano una persona, un individuo con emozioni e pensieri. Così la mia nave, fatta di scafo, viti, bulloni, parti metalliche e cordame….tutte queste cose insieme formano il Vieux Malin, con la sua personalità e la sua coscienza. Discorsi da pazzo? Forse, ma di certo sono innamorato della mia casa, della mia nave. Eccola:

Tra poco mi incontrerò con i miei amici inglesi del RYA, verranno a trovarmi e gli preparerò un bel caffè espresso. Stiamo organizzando una bella uscita in mare per gennaio prossimo. Il Vieux Malin è assai eccitata per questo: è stanca di sonnecchiare in banchina. Le barche sono fatte per navigare, non per stare nei porti…e io cerco di uscire più volte che posso. Ah, se avessi più tempo!
Piccola riflessione
E’ vero, navigare è un’arte; un’arte racchiusa in due limiti ben definiti: il punto di partenza e il punto di arrivo. Il punto di arrivo può essere variabile, a seconda delle condimeteo affrontate e delle condizioni del mezzo. A-B o C, o D…..ma ciò che conta è l’universo di momenti, di decisioni, di calcoli, di osservazioni e di stati d’animo che compongono il magnifico quadro della navigazione. La matematica e la geometria cessano di essere fredde regole logiche, ma danzano assieme alle carte nautiche e al paesaggio marino in un amalgama organico ed elegante. Il tempo che scorre, assieme alle miglia che scivolano, non è altro che una finestra temporanea su una dimensione parallela alla vita che scorre sulla terraferma, e farne parte è un’esperienza che tocca il cuore e lo marchia per sempre…
Avevo 4 anni quando per la prima volta mi trovai nel pozzetto di una barca da crociera. Quei momenti sono gli unici rimasti VIVI nel mio ricordo di quel periodo. Chi ha dei figli dovrebbe pensare a regalare loro questi gioielli di vita al più presto, perchè sono tesori che si porteranno appresso tutta la vita. Da allora non ho mai smesso di navigare: barche, pescherecci, una nave militare e ora la mia barca…
Non c’è prezzo per tutto questo…
Il Vieux Malin
Vi presento il Vieux Malin, la mia nave.
Il Vieux Malin è un’Alpa 42 Ketch del 1974 (progetto Sparkman & Stephens). Nonostante l’età è ancora una bella signora dei mari e navigherà felicemente ancora per parecchi anni.
Il suo orgoglioso capitano, il sottoscritto, la considera parte di sé e vive a bordo da diversi anni.
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Ecco una piccola lista delle caratteristiche di bordo:
Sicurezza (la cosa più importante)
2 Salvagenti anulari
Zattera di Salvataggio ARIMAR omologata per 6 persone
Razzi e boette fumogene
Estintori a polvere in ogni locale
Cinture di sicurezza
Giubotti di salvataggio
Epirb 406
Timone di emergenza a barra
Ancora galleggiante a paracadute
2 pompe di sentina elettriche (di cui una automatica)
1 pompa di sentina manuale
GRAB BAG di emergenza
Telefono Satellitare IRIDIUM 9555, numero di telefono : +881631589014
Navigazione
2 GPS Plotter
Autopilota Raymarine ST6001 plus (chiamato Gustavo) con doppio computer di navigazione
3 VHF (2 portatili)
Sestante
Radar Furuno
AIS
Computer di bordo con software MaxSea Time Zero©
Carte Nautiche relative alla navigazione svolta
Meteo
Ricevitore NAVTEX
Radio HF SSB ricevitore Meteofax
Linea d’ancoraggio
Ancora di posta CQR originale da 75 libbre
100 mt di catena calibrata del 10
Verricello ancora Lofrans da 1500 W con telecomando
Ancora di rispetto Fortress 15 Kg con 3 mt di catena del 10 e 50 mt di cima del12
Ancora di Speranza Ammiragliato 12 Kg
Elettricità
Impianto a 220V con salvavita termodinamico
4 Batterie da 100 Ah
Alternatore di potenza
Generatore diesel da 3 Kw
2 pannelli solari da 80w ciascuno
Inverter 700 w
Comfort
Boiler acqua calda
Stereo, lettore CD, MP3, lettore DVD
Proiettore film a LED (il cinema in barca)
Più di 50 Gb di musica a disposizione dell’equipaggio
6 posti letto
Macchina caffè NESPRESSO a cialde (what else?)
Cucina a 3 fuochi + forno e grill
Barbecue a carbonella
Frigo
2 locali bagno con doccia (quello poppiero ha il bidet!)
Mezzo da sbarco
Tender 2.3 mt + motore fuoribordo Honda 2.3 (4 tempi)
Svago
Ampia collezione di film di vario genere
Musica (più di 50 GB di mp3 di ogni genere)
Vasta biblioteca di bordo, tecnica e narrativa di mare
Snorkeling
Attrezzatura fotografica e video con mezzi di editing e post-produzione
Computer di bordo + portatile e collegamento internet
Attrezzatura da pesca da traina e bolentino
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Tante saranno le avventure che ci aspettano, ma voglio renderVi partecipi di alcune di quelle passate. Basta che clicchiate qui.
Buona lettura!
Captain Blood











