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Archivio per la categoria ‘Termini Nautici’

Proverbi e modi di dire marinari

16 gennaio 2010 1 commento

I popoli del mare hanno un bagaglio di saggezza infinito, dettato dalle condizioni dure del loro vivere l’ambiente acquatico. Questa saggezza viene spesso evidenziata dai modi spicci in cui condensano grandi verità in poche parole. Ecco un elenco dei vari proverbi italiani che da secoli popolano il mondo dei marinai:

A nave rotta ogni vento e’ contrario
Accerta il corso e poi spiega la vela
Al fare in mare, al tondo in terra.
Allor che il vento contro il sole gira, non ti fidar, perche’ torna forte e spira.
Arco di sera, buon tempo spera
Arco in mare, buon tempo vuol fare
Arcobaleno di sera, marinaro tranquillo. Arcobaleno di mattina marinaro all’erta.
Aria rossa, piscia o soffia.
Barca rotta, marinaio scapolo.
Barca, perdita cavalca.
Bisogna navigar secondo il vento
Chi casca in mare e non si bagna, paga la pena.
Chi detiene il controllo del mare ha il controllo dell’universo.
Chi discioglie la vela a piu’ di un vento, arriva spesso a porto di tormento
Chi dorme non piglia pesci
Chi e’ in mare naviga chi e’ in terra radica
Chi e’ oste o fornaio, e fa il barcaruolo, dato gli sia d’un mazzuolo.
Chi e’ padrone del mare, e’ padrone della terra
Chi ha da navigar guardi il tempo
Chi lavora mangia un’acciuga, chi non lavora, due.
Chi non ha navigato non sa che sia male.
Chi non ha sorte non vada a pescare.
Chi non sa nuotare non si butti a mare.
Chi non sa pregare vada in mare a navigare.
Chi non s’avventura, non ha ventura.
Chi non va per mar Dio non sa pregar.
Chi non va per mar Dio non sa pregar.
Chi pesca in fretta, spesso piglia dei granchi
Chi pesce vuol mangiare le brache s’ha a bagnare.
Chi scapita in mare, scapita in terra
Chi teme acqua e vento, non si metta in mare
Chiaro orizzonte a nord, sole calante, promessa di bel tempo al navigante.
Ciel senza nubi, pallide stelle, al marinaio dicon procelle.
Cielo a pecorelle, donna imbellettata non duran nemmeno una giornata
Cielo rosso di mattina, brutto tempo s’avvicina.
Del mar le pecorelle annunzian le procelle
Di’ bene del mare, ma resta a terra.
Donna iraconda mar senza sponda
Donna, fuoco e mare fanno l’uom pericolare.
Due capitani mandano la nave contro gli scogli.
E’ come l’ancora che sta sempre in mare e non impara mai a nuotare.
E’ come un pesce fuor d’acqua
E’ meglio pioggia e vento che non il mal tempo.
E ricorda che all’uomo dice Iddio: “Aiutati, che allor ti aiuto anch’io”.
Fa il bene e buttalo a mare: se non te lo riporta la gente, te lo riporta il pesce.
Giuramenti d’amore, giuramenti da marinaio
I pesci grossi stanno al fondo.
Il beccaio non ama il pescatore.
Il buon marinaio si conosce al mal tempo
il mare e’ come il veleno, una volta entrato nel sangue, non esce piu’.
Il mare ha sempre vent’anni.
Il mondo e’ come il mare: e vi s’affoga chi non sa nuotare.
Il polpo si cuoce con la sua stessa acqua.
Il sapere ha un piede in terra e l’altro in mare.
In acqua senza pesci non gettar rete.
In nave persa, tutti son piloti.
Invan si pesca, se l’uomo non ha l’esca.
La barca e’come una donna! Non si presta mai.
La bonaccia tempesta minaccia.
L’arte del marinaio, morire in mare; l’arte del mercante, fallire.
Lascia che l’onda passi e la marea s’abbassi.
Levante chiaro e tramontana scura, buttati in mare e non aver paura.
L’ospite e il pesce in tre giorni puzza.
Luna senta’, marinaio all’erta.
Meglio chiamar gli osti in terra che i santi in mare.
Meglio coda di gamberetto che coda di pescecane.
Meglio esser testa di luccio (o d’anguilla) che coda di storione.
Meglio essere proprietari di un guscio di noce che comandanti di una nave a vapore.
Montagna chiara e marina scura, sciogli le vele e non aver paura.
Nave genovese, mercante fiorentino.
Nave senza timon va presto al fondo.
Non giudicare la nave stando in terra.
Non incrociar la rotta ad un veliero se dubbio v’ha d’abbordo anco leggiero.
Non si vende il pesce ch’e ancor in mare.
Nubi ramate immote, ciel coperto, tempesta ti annunzian di certo.
Nuvola vagante, acqua non porta.
O pioggia o neve a mezzanotte avrai se a sera un cerchio alla luna avrai.
Ogni nave fa acqua; quale a mezzo, quale a proda, e quale in sentina.
Ognun sa navigar quando e’ buon vento .
Pallidezza del nocchiero, di burrasca segno vero .
Per la gola si pigliano i pesci.
Per mare non ci sono taverne .
Poca cima, poco marinaio.
Pochi sono gli uomini che possano dare del tu al Mare… Quei pochi non glielo danno.
Popolo marinaro, popolo libero.
Promesse di barcaiolo e incontro d’assassini, sempre costano quattrini.
Quando a pruavia alcun segnal tu avverta ferma, poi avanza adagio stando all’erta.
Quando le nubi ascendono dal mare non uscir di porto.
Risponda al rosso il rosso, al verde il verde, avanti pur, la nave non si perde.
Saltar dal trasto in sentina .
San Nicolo de Bari, la testa dei scolari e dei marinari.
Scienza, casa, virtu’ e mare – molto fan l’uomo avanzare.
Scirocco : oggi tiro domani scrocco.
Se a calma notte il mare brontola a riva, al largo, o marinar, la barca va giuliva.
Se alla sinistra il verde tu rilevi dritto alla via, che’ manovrar non devi.
Se il verde mostri mentre il rosso vedi, accosta sulla dritta e il passo cedi.
Se l’alba verde a te apparira’ da questo lato il vento arrivera’.
Se lampeggia, ma piu’ tuona, il vento vien da dove suona
Se l’iride si vede la mattina badate che il mal tempo s’avvicina
Se raggiungi in tua rotta nave in mare sei tu che per passar dei manovrare.
Se sulla rotta rosso e verde appare, mano al timone, a dritta tieni il mare.
Se v’e’ neve, foschia, o nebbia folta sii cauto e lento ed i segnali ascolta.
Secondo il vento, la vela
Senza esca non si pesca.
Serata rossa e grigia mattinata, indizi certi di bella giornata.
Sete, oto e nove l’acqua non si move, vinti, vintun e ventido’, l’acqua non va ne’ in su ne’ in gio’.
Stelle ingrandite e luminose assai annuncian cambiamento ai marinai.
Stelle moltissime in ciel filanti, di vento e pioggia son segni parlanti.
Stelle moltissime in ciel filanti, di vento e pioggia son segni parlanti.
Stelle troppo scintillanti, vento forte a te davanti.
Tramontana torba e scirocco chiaro, tienti all’erta, marinaro!
Tre cose fan l’uomo accorto: Lite, donna e porto.
Tu dagli eventi prenderai consiglio pronto e sicuro in subito periglio.
Un occhio al pesce e un altro alla gatta
Un pane dura cento miglia, e cento pani non durano un miglio.
Una volta bagnato con l’acqua salata, non ti asciughi piu’
Vecchia nave, ricchezza del padrone.
Vento da nord propizio al marinaro, se l’orizzonte scorgi netto e chiaro.
Vento in poppa, mezzo porto
Vento in poppa, vele al largo

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Termini Nautici – che passione!

4 gennaio 2010 Nessun commento

A bordo di una imbarcazione o di una nave, ogni oggetto, sezione o area del natante stesso ha un nome diverso. Molti di questi nomi hanno un grande fascino e sono molto evocativi. Anche nella terminologia dell’uomo della strada è avvenuta un’importazione dei modi di dire marinari, segno questo che il linguaggio di mare è sempre stato molto importante per le culture mediterranee, ove il MARE NOSTRUM  rappresentava il collante tra i vari mondi che vi si affacciavano. Anche nei popoli nordici è avvenuta la stessa cosa. Ma facciamo qualche esempio:

Navigare in cattive acque = trovarsi in una situazione pericolosa
Sentirsi alla deriva = avere la sensazione di aver perso il controllo

In questo frangente = in tale accadimento
Perdere la bussola = non raccapezzarsi più
Andare a gonfie vele = procedere per il meglio, va tutto bene
Vento in poppa = augurio per cui tutto fili liscio
Bruciarsi i vascelli alle spalle (poco usato) = Fare una scelta irrevocabile, o anche arrivare involontariamente in una situazione dalla quale non si può più tornare indietro
Buttare a mare = Disfarsi di qualcosa o qualcuno
Galeotto = carcerato (termine proveniente dalle Galere, navi a remi dell’antichità)
Tirare i remi in barca = Smettere di partecipare a qualcosa, ritirarsi o anche pensionarsi
Abbordare una ragazza = avvicinarsi, ACCOSTARSI per cercare un flirt
Compiere un giro di boa = superare un evento che cambia alcuni o tutti gli aspetti della vita
Essere in alto mare = esser lontani dalla conclusione di qualcosa

Queste sono solo alcuni dei modi di dire che ricordo…

Ogni oggetto, manovra, area di una nave, dicevo, ha un suo termine univoco e specifico; e questo non per aumentare il fascino del mondo del mare, ma perché è importantissimo che specialmente in situazioni di manovra delicate e concitate non si abbia alcun dubbio su cosa fare come e quando. Non si può impartire un ordine all’equipaggio dicendo : “Tira quella corda della vela davanti che esce fuori dall’arganetto….” , si dice : “Cazza la scotta del genoa!”.

Oppure non si dice : “Passiamo con il vento dall’altra parte, facendolo ruotare intorno alla parte posteriore dell’imbarcazione.” Si dice : “Abbattiamo!”
Abbattiamo? Si, abbattiamo perché in barca o in nave NON si STRAMBA, come dicono molti velisti. La strambata, infatti, come del resto ci evoca il termine, è un’abbattuta involontaria, una situazione in cui evidentemente il timoniere non è stato in grado di contrastare la rotazione del vento da poppa (penso all’andatura in fil di ruota) e il boma senza ritenuta (ahi ahi), sballottato dal rollio, ha spazzato la coperta in cerca di crani succulenti da bastonare.
Buona ABBATTUTA a tutti !

Captain Blood

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