
Ho lasciato da tempo l’isola della Tortuga.
Il 17 settembre 2011, alle ore 1800 pm, il Vieux Malin è approdato al porticciolo Marina del Sole, a Cagliari. L’estate da poco terminata è stata caratterizzata da corte navigazioni e molto relax. Le sponde della Tortuga sono alle nostre spalle, e senza rimpianti abbiamo messo la prua a sud, toccando diversi luoghi. Qui ho trovato una gaia atmosfera di “liveaboards” di diversi Paesi (inglesi, americani, spagnoli, tedeschi, francesi, etc). E’ davvero corroborante partecipare di questa umanità che condivide i miei stessi sogni.
Ma non è di questo che voglio parlare, purtroppo. Avrei voluto decantare le meraviglie del Golfo di Orosei, di Santa Maria Navarrese e del grande golfo di Cagliari. No, in queste ore funeste sono costretto ad abbandonare le immagini, i colori e i suoni dell’ambiente marino. Tutto viene cancellato dal grigiore di una situazione economica che sta incatenando i sogni e le vite degli italiani, degli europei, del mondo intero forse.
Personalmente, ho una ferma convinzione che tutto ciò che sta accadendo sia la realizzazione di un piano che ha radici decenni or sono, un piano che ha come obiettivo il totale azzeramento della classe media, della cosiddetta borghesia, e la totale (benché mite) messa in schiavitù delle masse lavoratrici. I registi di questo piano sono gli stessi che hanno, guarda caso, creato questa grande balla del debito (verso chi? Chi sono i creditori?) e la grande anomalia di una moneta che non può essere stampata dalla Banca Centrale: l’euro.
Ma sorvolando su tali questioni così macroeconomiche, veniamo al nostro piccolo: la nautica. Nell’ottica del piano di schiavitù e di ingrigimento delle vite dei cittadini, fra le tante (e discutibili) misure di emergenza che verranno applicate in Italia, mi salta all’occhio quella sui beni di lusso, barche comprese. Il colpo, se sarà realizzato, è potente: una mazzata madornale!
Tralascio le considerazioni su aspetti scabrosi (e più importanti) che interessano molti italiani: pensioni, welfare, IVA, ICI…etc. Questo intervento riguarda il mio mondo, il mare.
Leggo sulla rete, sul Sole 24 Ore e da altri siti, che da maggio 2012 verrà istituita una sorta di tassa di stazionamento GIORNALIERA per le imbarcazioni, sopra i 10 metri, che sono ormeggiate nei marina italiani. Avete letto bene: GIORNALIERA !
LEGGO:
-Imbarcazioni da diporto di lunghezza da 10,01 a 12 metri: 7 euro al giorno
-Imbarcazioni da diporto di lunghezza da 12,01 a 14 metri: 12 euro al giorno
-Imbarcazioni da diporto di lunghezza da 14,01 a 17 metri: 40 euro al giorno
-Imbarcazioni da diporto di lunghezza da 17,01 a 24 metri: 75 euro al giorno
-Imbarcazioni da diporto di lunghezza da 24,01 metri: 150 euro al giorno
La tassa, si legge ancora, «è ridotta al 50% per le unità da diporto sopra indicate che si trovino in un’area di rimessaggio in secco, per i giorni di effettiva permanenza in rimessaggio. In questi casi, l’importo della riduzione è deducibile da quanto dovuto per gli anni successivi secondo le risultanze dei relativi contratti di rimessaggio, da conservare secondo i termini di legge. Gli importi non deducibili possono essere rimborsati con le modalità definite dall’Agenzia delle Entrate». Inoltre, il provvedimento non si applicherà «alle navi ed imbarcazioni da diporto di proprietà o in uso allo Stato e ad altri enti pubblici, a quelle obbligatorie di salvataggio, nonché ai battelli di servizio, purché questi rechino l’indicazione dell’imbarcazione o della nave al cui servizio sono posti».
Praticamente, perdonatemi se prendo in esame il mio caso, la mia barca di 13 metri (senza considerare la sua vetustà) pagherà circa 400 euro al mese (!) solamente per il fatto di sostare in un marina. Già mi son giunte voci di squadre di famelici finanzieri e di funzionari delle Agenzie delle Entrate che sono state sguinzagliate nei marina italiani al fine di fare una sorta di censimento di barche e proprietari. Che bello, torniamo al passato, quando il fatto di possedere un’imbarcazione era un crimine da pagare col sangue!
La mia barca è nata nel 1974, l’ho acquistata con sacrifici 9 anni fa e il suo valore di mercato tenderà asintoticamente a zero, grazie a queste manovre.
Mi si dice che ho un bene di lusso!
Ma Signori cari, se io ho eletto la mia barca ad ABITAZIONE (ci vivo tutto l’anno), ed è una barca che ha ben 37 anni di età….è un LUSSO ???
La nautica (in termini di vendite e acquisti di imbarcazioni, e in termini di giro d’affari per i marina) sarà colpita a morte, questo è certo. L’ordinario signore che aveva la sua barchetta, terapeuticamente essenziale, per passarci le vacanze e per farci i suoi lavoretti sarà costretto a disfarsene vendendola (se fortunato) o demolendola (a costi non indifferenti). Addio alle graziose barche d’epoca, alle linee eleganti di vecchie signore del mare. Dall’anno prossimo ci sarà posto solo per plasticoni nuovi di zecca, i cui proprietari saranno i pochi fortunati che potranno permettersi certi balzelli. E allora, non parliamo di MARE come bene di tutti….
Mi viene da piangere, così come piangeva (sinceramente) il ministro Fornero. Per mantenere i soliti noti, dobbiamo pagare noi che abbiamo (come nel mio caso) una barca che è TUTTO. Miopia di chi ancora crede nell’equazione “hai la barca = sei ricco”.
Chi mi conosce sa che avevo intenzione di partire e lasciare il Mediterraneo già in tempi non sospetti. Queste notizie non fanno altro che incentivare e dare un senso d’urgenza a questi piani. E come me, sono convinto che molti altri faranno lo stesso.
Allegri, Signori ricchi, avrete MOLTI posti barca disponibili in Italia!