Il dilemma

22 aprile 2013 7 commenti

dubbio

Sembrerà per alcuni una domanda frivola, un dubbio poco elegante in questo tragico periodo di una crisi che io non esito a definire “pilotata”.  Ma tant’è, questa è la mia predisposizione d’animo, quasi shakespeariana, di un dubbio amletico che ha iniziato ad insinuarsi nella mia relativa pace interiore. All’inizio è arrivato come un debole sussurro, quasi carezzevole, ma in seguito acquistando spessore, forma, materialità, come un rivolo di inchiostro colorato che impregna la granitica (almeno all’apparenza) consistenza delle mie certezze. Volevo andare in Egeo, ma il richiamo dell’Atlantico e del Caribe ha iniziato ad agire, come ho appena descritto, durante i freddi e umidissimi mesi passati qui, in Grecia.
Ha piovuto, tanto. E’ venuta giù tanta di quell’acqua da far impallidire le oscure minacce di un problema idrico mondiale. So che non c’entra niente, ma l’impressione è stata questa. Non ho mai visto tanta pioggia in vita mia, nemmeno nella patria degli ombrelli. La Grecia ionica mi è sembrata il luogo preferito dagli dei dell’Olimpo per svuotare le loro divine vesciche. E di certo, ne avevo avuto l’impressione già da quando ci arrivai, sul finire dell’estate scorsa. Il verde della sua vegetazione lussureggiante non lasciava adito a dubbi: qua piove!
Ora, mi rendo conto che di fronte a problemi come quelli di gente che deve tirare la carretta, certi dubbi appariranno sciocchi, quasi un insulto a chi vive una vita diversa. Ma qui non v’è alcuna strafottenza, e nemmeno scarso rispetto per i miei simili. Ci ho pensato molto, prima di scrivere questo articolo. E alla fine, ho scelto di correre il rischio; pronto a ricevere qualsiasi insulto da parte di chi non avesse capito lo spirito di ciò che sto esprimendo.
Quindi, Egeo o Caribe: questo è il problema.
Il desiderio di esplorare mari e terre dense di storia e di mito è fortissimo, ma di gran lunga più potente è il richiamo dell’Aliseo, del tropico e dell’estate perenne. Chiaro che piove anche ai tropici, ma almeno non hai bisogno di giacconi e maglioni. L’inverno nel Mediterraneo è lungo, e io mi sono stufato di vivere in apnea e in pausa durante la stagione fredda.
Ti prego lettore, non pensare che io sia un insensibile, oppure uno da odiare perché non ha problemi. Di problemi ne ho anche io, giuro. Tanto per cominciare, non sono ricco; e parte dei miei dubbi riguarda anche l’aspetto economico (i Caraibi, almeno le Piccole Antille, sono certamente più cari della Grecia). Ma amenità a parte, la decisione va maturandosi e mi sto preparando psicologicamente a volgere (finalmente) la mia prua ad ovest.

Ora sono a Nidri, e sto preparando la barca. L’equipaggio si sta formando, e mi sembra già di annusare le fragranze tropicali. L’appuntamento con l’Egeo è rimandato….forse.

Share
Categorie:Pensieri

Ritorno a casa

20 febbraio 2013 Nessun commento

20080806093419_ulisse01

 

Mi attende un viaggio lungo, omerico, da Roma a Preveza:

Ore 08:05 treno per Brindisi, con arrivo alle 13

Il traghetto per Igoumenitsa parte alle 19 e arriva alle 04 del mattino ! Si può pensare ad un orario più idiota? Dovrò sperare in qualche buon samaritano che mi venga a prendere.

Durante il viaggio passerò il tempo cercando di lavorare al mio libro, con la gioia di tornare presto a bordo del Vieux Malin. Qualcuno mi ha chiesto: ma come, non parti dopo le elezioni? Gli ho risposto con un sorriso, senza commentare nulla. Come diceva un mio vecchio e saggio collega: “I cazzi cambiano, ma i culi sò sempre gli stessi !”

Penso che avesse ragione da vendere….

L’unica amministrazione che mi interessa, è quella della mia barca. E anche se so che ognuno di noi dovrebbe lottare per cambiare il nostro Paese, ormai il disgusto mi impedisce di affrontare l’argomento, persino da lontano.

Lunga vita al mare ! Scriverò da Preveza.

Captain Blood

Share
Categorie:Pensieri

BUONE FESTE !

20 dicembre 2012 Nessun commento

A tutti Voi, che avete la gentilezza di seguirmi in questo sito:

nautical-RKX11

Share
Categorie:Pensieri

Radio SSB – questa affascinante conosciuta (o quasi)

14 dicembre 2012 5 commenti

ALEA JACTA EST, come pare disse il grande Cesare passando il Rubicone. E per quanto riguarda le mie scelte finali, in merito alla radio SSB, ho ascoltato, valutato, ponderato e deciso. Di grande aiuto sono state moltissime persone, quali l’amico Luigi Ottogalli, il professionista Giampaolo Karis e Andrea, del negozio Hobby Radio a Roma.

La scelta è andata alla radio Kenwood TS480SAT, con accordatore automatico interno, e in merito all’antenna ho tralasciato la soluzione del paterazzo isolato, che prevede il taglio dello stesso, ma mi sono rivolto ad un’antenna pre-confezionata della Diamond, la BB6W fornita di balun, lunga 6 metri.

Questo è ciò che ho acquistato:

_______________________________________________________________________________________________

Come si può notare, questa radio ha il frontalino separato dal corpo e anche la possibilità di far arrivare due antenne diverse. Per quanto riguarda l’antenna che ho previsto, quella che vedete sulla destra, si tratta di una semplicissima antenna filare con balun da cui parte un cavo coassiale che scende fino alla radio.

Questa è l’applicazione che ho previsto sul Vieux Malin :

Il cavo in ROSSO è l’antenna vera e propria, che arriva al balun (in testa d’albero di mezzana). Da lì, il cavo coassiale (in fucsia) scende all’interno della mezzana per arrivare alla radio.

Questa soluzione me l’ha suggerita il negoziante, ed è del tutto analoga alla soluzione indicatami da Luigi Ottogalli.

Non rimane altro che aspettare di tornare a bordo e realizzare l’impianto.

Commenti?

Share
Categorie:Tecnica

Radio SSB – Questa affascinante sconosciuta

5 dicembre 2012 12 commenti

ICOM IC 7200

 

Questa che vedete è uno dei modelli di radio che ho adocchiato.

Due anni fa, in seguito ad alcune considerazioni errate, comprai un telefono satellitare IRIDIUM 9555, e dopo l’iniziale gongolamento scoprii subito che il vantaggio di poter telefonare anche se ti trovi nel bel mezzo del NULLA viene demolito dai costi veramente astronomici di questa tecnologia.

Per chi non lo sapesse, a parte il telefono (che mi è costato 1.400 euri) c’è da considerare che devi anche acquistare una scheda SIM con un certo numero di minuti (“air time”) che costa l’ira di Dio. E non solo: quei preziosissimi minuti , costosi più del platino, (tagli da 75 / 100 / 200 /500) dopo un periodo prestabilito (da alcuni mesi a un anno) , se non li usi, si AZZERANO !

Insomma, è un continuo bagno di sangue.

Ma ormai, il telefono ce l’ho…e me lo tengo. Vorrà dire che quando farò la traversata atlantica, mi comprerò X minuti e amen.

In tutto questo quadro, però, torna in “pompa magna” il discorso dell’SSB. Io ci capisco molto poco, e la più grande confusione mi proviene dalla questione dell’antenna (ovviamente).

Scelta la radio da istallare, mi sto perdendo nei meandri (a volte angosciosi) del tipo di antenna da costruire. Vediamone alcuni esempi:

1) Dipolo semplice : costruito in base alla frequenza che andremo ad utilizzare (in genere, quella dei 14.300 – net italiano). Facile ed economico, puoi usare SOLO quella frequenza.

2) Antenna filare con paterazzo isolato. Un pò laboriosa, necessita di accordatore di antenna, massa in chiglia e bisogna isolare il paterazzo TAGLIANDOLO opportunamente per creare l’isolamento. Questa è la soluzione più usata, ma mi vengono i brividi. Non riesco a capire come REGGERA’ il paterazzo modificato. Se si taglia il paterazzo per metterci l’antenna….chi regge il carico ?

3) Antenna stilo: è lunga 7/8 metri e necessita di accordatore di antenna e massa. Ma io non ho la Queen Mary, e non saprei dove metterla.

4) Antenna a loop d’albero. Cito dal libro “Trasmissioni radio e telefonia satellitare” di Roberto Ritossa :l’antenna è costituita da una struttura circolare che integra l’alberatura. Può essere costruita collegando la base del paterazzo (in questo caso non isolato) all’uscita attiva dell’accordatore, e la presa di terra dell’accordatore con un cavo direttamente al piede d’albero: il circuito è chiuso e forma una sorta di “triangolo” radiante (paterazzo-albero-cavo tra piede d’albero e accordatore). Tale antenna non ha bisogno di terra.

La soluzione del punto 4 mi stuzzica, anche se non c’è molta letteratura a riguardo.

C’è qualche gentile lettore che mi può dare delucidazioni in proposito?

Nel frattempo, ho avuto una bellissima conversazione con l’ottimo Luigi Ottogalli .

Riporterò presto i contenuti di questo dialogo.

Share
Categorie:Tecnica

Antivegetativa Elettronica – Parte Seconda

7 novembre 2012 2 commenti

Ho avuto un interessante colloquio epistolare con il  Prof. Giuseppe Notarbartolo di Sciara, che ringrazio per la disponibilità. Egli ha letto le mie considerazioni e le mie domande, poste nell’articolo precedente, e questo è ciò che mi ha risposto:

Premetto di non essere un esperto di acustica marina; ciò malgrado, vorrei vedere il dispositivo di cui lei parla in azione e per capire di più sul suo funzionamento e sulla veridicità di quanto affermato da chi lo produce.  Quanto alla “nuvola di ioni di rame”, così d’acchito la trovo una visione abbastanza terrificante vista la nota tossicità dell’elemento. 

Mi riesce difficile concettualizzare il funzionamento del dispositivo: trattasi di un fenomeno mantenuto lungo tutta la carena, e anche durante lo spostamento della barca? E quanta energia e quanto materiale (rame) impiega? E quanto del materiale si diffonde nell’ambiente? Ho guardato il sito e non ho trovato alcuna risposta. Quello di eliminare l’antifouling mediante vernice è un sogno inseguito da molti e tuttavia a quanto mi consta mai risolto – vernici a parte. Pensi alla riduzione dei costi per una grande nave …

Dal punto di vista delle interazioni tra delfini e ultrasuoni, dipende dalle caratteristiche combinate dei suoni prodotti: frequenza e intensità. Alte frequenze si disperdono rapidamente in mare, ma se l’intensità è anch’essa alta potrebbero causare problemi.”

CptBlood:

La ringrazio di cuore per la Sua risposta così tempestiva.
La seguo fin dai tempi dei primi passi del Suo Istituto Tethys, e ho sempre ammirato le Sue ricerche e le Sue pubblicazioni sui cetacei. Tra l’altro, navigando molto (in Mediterraneo), ho spesso ricevuto dal mare le graditissime visite delle più disparate specie di questi splendidi animali: dai capodogli, ai delfini, alle balenottere comuni. Pensi che ancora conservo a bordo il Suo manualetto per riconoscerli, un libretto dalla copertina azzurra che ha ormai, credo, più di vent’anni !

Ma, meraviglie a parte, trovo molto sensata la Sua obiezione riguardo questa tipologia di apparecchi. Il mercato ne offre diversi, e numerose sono le ditte produttrici. Tuttavia, ancora non riesco a trovare una letteratura di feed-back che mi possa dare un’idea precisa sulla reale validità di questi dispositivi.

L’unico cruccio che mi veniva, dal punto di vista del navigante, era in merito al possibile comportamento di un cetaceo (di grosse dimensioni, ovviamente) in presenza di un’emissione di ultrasuoni provenente da un’imbarcazione. Noi “barcaioli” andiamo sempre in mare con il sacro terrore che un capodoglio, o un’orca (cosa successa diverse volte) possa attaccare il nostro guscio con conseguenze disastrose.

Nella rete esiste già un acceso dibattito sul tipo di colore dell’antivegetativa (è meglio rosso…no, è meglio nero….no, state sbagliando, i cetacei non distinguono i colori, etc). A questo dubbio, si aggiunge ora la questione degli ultrasuoni. Un capodoglio ne verrebbe attratto per curiosità? Oppure il contrario?

Giuseppe Notarbartolo di Sciara:

“In linea di massima i cetacei si fanno i fatti loro, a parte i delfini che vengono spesso a giocare a prua perché utilizzano la barca come ski-lift. Come giustamente ricorda, le orche sono un’eccezione ancorché, per fortuna, estremamente rara e insolita – al punto da essere del tutto improbabile. Dubito che l’emissione di ultrasuoni possa avere l’effetto di attirare i capodogli – non esiste alcuna evidenza di una cosa del genere. Tenga presente che le decine di migliaia di ecoscandagli perennemente accesi da ogni tipo di barca in ogni momento in ogni luogo altro non fanno che diramare ultrasuoni. Per quanto si tratti di frequenze molto alte, per cui l’energia del segnale (direzionale verso il basso) si disperde entro brevi distanze, per un capodoglio in Mediterraneo credo sia difficile non avvertire ultrasuoni di imbarcazioni.”

_______________________________________________________________________________________________

La ditta 4Bready mi ha contattato, nella persona del Sig. Pietro Panunzio. Questo è il nostro carteggio:

CptBlood:

Buongiorno,

Sono interessato alla Vostra soluzione tecnologica, e avrei alcuni quesiti.

1) La mia barca è un’Alpa 42 ketch, il suo scafo è piuttosto spesso…non come le plastichette di oggi. Secondo Voi il sistema funzionerebbe?
2) Su che tipo di barche (a vela) è stato testato il Vostro prodotto?
3) Esiste uno studio sul possibile impatto degli ultrasuoni prodotti dal Vostro dispositivo, in relazione a possibili incontri con cetacei di grosse dimensioni? Potrebbe attirarli?

Pietro Panunzio (4Bready):

“Salve Mauro,
rispondendo con ordine:
1) dipende da quanto è spesso. Se è costruito in sandwich bisogna arrivare all’ultimo strato e applicare il trasduttore, se non è in sandwich allora penso che fino a 2-3 cm possa andare bene,ma rispondendo ad un altra sua domanda lo abbiamo testato solo su barche con spessori tradizionali ..1,5    2 cm
Certo è che se la tua ha 6 cm di spessore qualche dubbio lo avrei.
3) Per i cetacei non so niente…so solo che secondo alcune testimonianze di alcuni clienti pescatori i pesci li fa scappare….”

 

Share
Categorie:Tecnica

Antivegetativa ad ultrasuoni

30 ottobre 2012 Nessun commento

CARENA, bellissima parola, suggestiva e poetica. Deriva dal latino “carina” , e gli antichi le dedicarono anche una costellazione, nel cielo meridionale, parte della grande costellazione della mitica nave ARGO, con la quale Giasone partì alla ricerca del vello d’oro.

Ma, mitologia a parte, le forme sinuose e la solidità delle nostre carene vanno protette dall’aggressività del mare e dei suoi più piccoli abitanti. Esse, infatti, hanno la brutta abitudine di dare asilo a svariate forme di vita, animale e vegetale, che trovano assai conveniente albergare e imgombrare le superfici dell’opera viva (ovvero la parte immersa di un’imbarcazione). Quando ciò accade, inesorabilmente purtroppo, il nostro vascello ne risente: la sua velocità diminuisce e il motore fatica a spingere, a causa della deformazione della forma delle pale dell’elica e del terribile attrito che queste forme di vita generano con lo scorrere dinamico dell’acqua.

E allora, tutti noi siamo costretti a tirar su la barca (alarla in un cantiere) e “fare carena” , ovvero ripulire il tutto e applicare una nuova “mano di antivegetativa”, quella vernice costosissima che, dice l’etichetta sul barattolo, previene la formazione di alghe e molluschi sulla nostra amata opera viva. Già, a legger le etichette sembra tutto a posto. Peccato che, in realtà, non esista vernice antivegetativa al mondo (tranne quella dei pescherecci, estremamente tossica) che sia veramente efficace. In Mediterraneo, mare piuttosto caldo, si assisterà comunque ad un proliferare di organismi di ogni genere, un trionfo di vita a dispetto delle più generose promesse di quei costosissimi barattoli di vernice. E allora, il povero skipper è costretto ad armarsi di maschera, boccaglio, pinne e spatola per andar giù a rimuovere quanta più possibile “robaccia” dalla sua martoriata carena, timone e pale dell’elica compresi.

Ma, si sa, la tecnologia va avanti e l’Uomo cerca sempre le migliori soluzioni ad un problema. Ed ecco che appare un ritrovato tecnologico che, forse, ancora non tutti conoscono : l’antivegetativa elettronica ad ultrasuoni !

Non so ancora come e quanto sia stato testato, ma questo apparecchio mi sembra sulla strada giusta per combattere il fenomeno. Ho contattato una ditta cagliaritana, la 4bready , e spero di ricevere notizie interessanti.

Questo è il loro dispositivo:

Dati tecnici:
Potenza: 3.6 W
Assorbimento: 1 A Max

“Il primo sistema a ultrasuoni genera un fenomeno di “CAVITAZIONE” ovvero un fenomeno di bolle di vapore che trasmettendosi sulla superfice della carena impedisce la formazione di ogni forma di vita.

Il secondo sistema genera una “NUVOLA DI IONI DI RAME” che,come è noto, è un metallo che non permette la crescita di organismi marini.” (cit. sito 4Bready)

__________________________________________________________________________________________

Ho scritto loro chiedendo lumi sul funzionamento e alcune altre domande, come ad esempio, il tipo di impatto che questi ultrasuoni avrebbero durante l’incontro con eventuali cetacei di grosse dimensioni. Li attirerebbe, oppure li scaccerebbe, visto che i cetacei esplorano il mondo marino con gli ultrasuoni?

Per quest’ultimo quesito, in particolare, mi riservo di contattare un esperto. Mi piacerebbe sentire l’opinione del noto biologo marino Giuseppe Notarbartolo di Sciara. Speriamo di raggiungerlo, anche se mi giunge notizia che questo dispositivo sarebbe concepito per l’utilizzo alla banchina , o all’ancora. Tuttavia, so per certo che alcuni organismi proliferano proprio GRAZIE al movimento DINAMICO della barca, ovvero si ossigenano e trovano nutrimento durante la navigazione. Aspetto lumi.

BV!

Captain Blood

Share
Categorie:Tecnica

Diario di Bordo del Vieux Malin – Ionian Marine

12 ottobre 2012 Nessun commento

 

A.D. 30 settembre 2012

Ho lasciato l’ormeggio, al molo di Preveza. Ho sfruttato la calma piatta del momento per eseguire l’operazione in maniera più tranquilla possibile. Sono solo, e la barca non è facile da gestire senza aiuti. In questi ultimi giorni ho notato che alla mattina si instaura un venticello da sud est, e un mare corto e turbolento all’interno del bacino. Questo è a causa di forti correnti che, dal mare interno, scorrono verso il canale e il mare aperto…e viceversa. Così, per non fare tardi all’appuntemento col cantiere, ho deciso di staccarmi dalla banchina appena ho notato questa momentanea calma e ancorarmi nella zona antistante il cantiere. Domani mattina alle 09:00 am dovrò presentarmi al box per l’alaggio.

L’ancoraggio non presenta particolari problemi, filo 35 metri di catena. Tuttavia, a causa di questa corrente piuttosto forte, la barca si comporta in maniera alquanto bizzarra. Il vento termico spira da ovest sud ovest, ma la corrente posiziona la barca al traverso del vento. Nessun problema per l’ancoraggio, e posso rilassarmi fino a domani.

1° ottobre 2012

Ci siamo! Sono le ore 08:45 locali e ho già acceso il motore, per farlo scaldare. Noto alcuni movimenti del travel lift, segno che il cantiere è già attivo. Salpo l’ancora e mi avvicino al box, mentre mi viene fatto segno di procedere all’attracco.

Ecco il Vieux Malin ormeggiata nel box dello Ionian Marine:

 

 

 

 

 

 

 

_______________________________________________________________________________________________

A questo punto, la mia barca è in mano loro. Non c’è nulla che possa fare. Attendo il “mostro rosso” e osservo col cuore palpitante la mia barca che viene sollevata:

___________________________________________________________________________________________

Accompagnandola in processione, finalmente giunge nel luogo del suo temporaneo riposo:

08 ottobre 2012

Mi ci è voluta una settimana per preparare il Vieux Malin all’inverno. Le operazioni che ho fatto sono innumerevoli, ne elenco alcune:

Pulizia parabordi e loro ricovero sottocoperta;

Passaggio messaggeri per le drizze e disarmo delle stesse e delle scotte;

Lavaggio e asciugatura di TUTTE le cime di bordo e loro ricovero sottocoperta:

Lavaggio e asciugatura del tender, e suo ricovero nel gavone;

Pulizia del motorino fuoribordo e suo ricovero sottocoperta:

Disarmo vele e loro ricovero sottocoperta;

Lavaggio, pulizia e asciugatura della sentina;

Ingrassaggio di tutte le prese a mare;

Ammaino catena e ancora, pulizia delle stesse e della cala della catena (a bordo) e recupero a bordo;

Lavaggio cima, catena e ancora di poppa e loro ricovero sottocoperta;

Controllo tenuta stagna di TUTTI gli oblò, osteriggi e passauomo, con conseguente intervento su un osteriggio che colava acqua;

E tante altre cosette che stento a ricordare.

Ora è fatta. La barca riposerà qui, sino al mio ritorno:

Il 10 ottobre ho un volo per Roma, da Atene, e so che mi mancherà moltissimo…

Share
Categorie:Shiplog

Diario di Bordo del Vieux Malin – considerazioni

25 settembre 2012 Nessun commento

 

25 settembre 2012

Questa è la foto del Vieux Malin, ormeggiata di prua nel piccolo porticciolo di, appunto, Little Vathi (isola di Meganisi).

In questo ultimo mese, incrociando “stancamente” le acque di questi paraggi alle porte di ben più mitiche località, ho potuto rendermi conto di alcune cose che ritengo opportuno illustrare, per tutti coloro che abbiano intenzione di esplorarle.

Ho passato un paio di settimane a Lefkas città, località interessante e vitale (nei mesi estivi). Il suo centro storico pullula di locali e negozietti, i primi ingozzano i turisti di prodotti greco-commerciali, o di più accomodanti (per loro) pietanze che incontrano il palato anglosassone, i secondi ammiccano al turista voglioso di feticci da portare a casa, per lasciarli marcire nel dimenticatoio delle proprie esperienze passate.

Detto questo, a Lefkas si sta bene: oltre al marina (costosissimo e attrezzatissimo), i più parchi vagabondi del mare come me si ormeggiano al “town quay” , ovvero al molo cittadino che, come quasi sempre qui in Grecia, è straordinariamente gratuito. Se hai bisogno di acqua e corrente, i prezzi sono davvero a buon mercato: 5 euro per un pieno d’acqua e 4 euro al giorno per la corrente. Anche la sopravvivenza non è impossibile: passeggiando sul lungomare ho trovato un’invitante “griglieria” che ti fa mangiare un ottimo suvlaki (spiedino) di pollo o maiale, corredato da patatine fritte e un paio di fette di pane all’esorbitante prezzo di 1 (UNO) euro e mezzo !

Lasciata Lefkas, sono tornato a Sivota Bay per aspettare i miei amici Tony e Tracy, con il loro Waterprint, un Dromor 40 (costruito, appunto, in Grecia e di ritorno a casa).

Entro nella baia, siamo al 09 settembre, c’è un bel pontile libero, ove (addirittura!) posso ormeggiarmi all’inglese:

Nessuno viene a chiedermi gabelle, o diritti di ormeggio. Per un italiano, una cosa del genere è fantascienza. Tuttavia, il giorno dopo, affamato di acqua e corrente, decido di tornare al caro, vecchio ormeggio della taverna Stavros. Mi accolgono con larghi sorrisi e l’unico impegno che avrò, come ho detto già in precedenza, è quello di mangiare una volta al giorno da loro. Che penitenza, per un ormeggio attrezzato!

Nel giorno del Signore 12 settembre 2012, alfine, i miei cari amici britannici arrivano a Sivota e, dopo una settimanella di goliardie e bagordi, avendo io imbarcato un giovane inglese di 70 anni, di nome Peter, salpiamo alla volta di Meganisi, un’isoletta preceduta dai tanti racconti epici di  cui l’entusiasta Tracy ha riempito le fredde serate invernali, là dove cala il Sole…da qualche parte ad ovest, in quella Cagliari da dove noi tutti proveniamo (anche se sono di Roma).

Belle le baie di Meganisi, belle le taverne e gli ormeggi gratuiti. Ma il mare, quello cristallino, turchese, smeraldo, invitante, mi devo tuffare……non c’è. I fondali sono melmosi, e l’acqua è torbida ovunque. Un pò meno, onestamente, nella baia di Spilios, dove un’allegra (i gestori della taverna sembrano i fratelli Grimm) famiglia gestisce questo ristoro dove si mangia la solita (ottima) cucina greco-britannica. A parte la solita feta, l’insalata, la Mussaka, i suvlaki, etc, etc, etc, ho trovato molto più sano e caratteristico un buon piatto di sardine fritte, appena pescate: OTTIME !

Qui abbiamo il Vieux Malin ormeggiato alla baia di Spilios:

E qui, invece, ancorati nella baia di Port Athini, dinanzi al solito ristorantino:

Considerazioni (quasi) finali:

Meteo facile, so far. La navigazione è impegnativa quanto potrebbe essere un’uscita in gommone in bolle di alta pressione. Tutti gli approdi dell’area sono a distanze ridicole, e si trova ridosso ovunque.

Gli approdi gratuiti sono praticamente tutti, ed è assai facile destreggiarsi, anche perchè qui ognuno ti dà una mano.

La massiccia presenza inglese si fa sentire (e non solo nel parlato). I greci di qui hanno dimenticato l’italiano e si sono adattati ad incontrare i bisogni dei turisti britannici. Lo si vede nella qualità delle attrezzature, nei cibi che vengono preparati nei ristoranti (molti preparano pure una perfetta, e dico PERFETTA colazione all’inglese!).

Il mare non è da sogno, almeno per quanto ne ho visto io. So che ci sono alcuni posti molto belli, ma me li riservo per il prossimo anno.

Domani si salpa per Lefkas, e da lì, con calma, torniamo a Preveza per alare la barca in cantiere.

Alla prossima!

Captain Blood

Share
Categorie:Shiplog

Diario di Bordo – 18 agosto 2012

29 agosto 2012 1 commento

Diario di Bordo del Vieux Malin

16 agosto 2012

Lasciamo Preveza la mattina presto, ritemprati dalla lunga sosta. Ho avuto modo di chiedere informazioni sui cantieri che si trovano dinanzi al porto, dall’altra parte del canale d’entrata. Due di essi hanno nomi suggestivi: Cleopatra Marina e Aktio. E’ chiaro, qui sorgeva la città di Azio, ove Antonio e Cleopatra furono sonoramente sconfitti dall’esercito di Ottaviano. Per celebrare tale vittoria, il grande Imperatore fece edificare una città che chiamò, appunto, Nikopolis (città della vittoria). Ma questi due cantieri non mi hanno convinto. Cleopatra mi ha risposto dopo 5 giorni, e i suoi prezzi non sono così competitivi. Ionion Marine, invece, mi ha risposto subito e la loro offerta mi è sembrata piuttosto vantaggiosa, compreso lo sconto del 5% per il fatto che sono membro della Cruising Association inglese.

Il regime di Alta Pressione non molla, ma all’uscita del canale di accesso a Preveza troviamo un pò di mare lungo da occidente. Ci avviciniamo ben presto all’entrata del canale di Lefkada, e non posso nascondere una certa apprensione riguardo ad esso: l’inizio del canale è caratterizzato da bassifondi sabbiosi, dragati (quante volte?) e segnalati da boette rosse e circoscritti da una strettoia micidiale. Non ho altre barche da seguire, dovrò procedere “a naso”.

Dal largo non si capisce bene dove sia l’entrata, sembra di dover andare a cozzare contro la spiaggia.

Ma, una volta che ci si avvicina e si aguzza la vista, si intravede l’entrata. Devo attendere, sono le 08:25 e il ponte mobile si aprirà allo scoccare dell’ora. Non mi ancoro, grazie al fatto che non c’è vento posso tranquillamente rimanere in una deriva controllata.

Sono le 08:45, non voglio rimanere qui a lungo. Dati i bassifondi, e la cautela necessaria, per presentarmi all’appuntamento delle ore 09:00 decido di muovermi e affrontare l’entrata. Il paesaggio è molto suggestivo, si scorgono le lagune, al di là del canale. Il cuore sobbalza, lo scandaglio segna sempre meno. Non so se avvicinarmi alle boe rosse, o rimanere bene al centro del canale. Decido per ques’ultima opzione, nonostante possa quasi sentire su di me la terribile vicinanza del fondo.

Lo scandaglio inizia a frignare, ma io non riesco a scorgere nulla in quest’acqua torbida. L’unica cosa che posso fare è mantenermi al centro e procedere avanti adagio. Come d’incanto le cifre del display dello scandaglio iniziano ad aumentare, sino ad un confortante 4 (metri). Sono le 08:55 e posso tranquillamente attendere l’apertura del ponte.

Questo, puntuale come un orologio, si apre  non come mi aspettavo, ma traslando dalla sua posizione, per poi “ormeggiarsi all’inglese” lungo la banchina orientale del canale. Dall’altra parte c’è già una lunga coda di barche in attesa, ma secondo le normative navali io ho la precedenza (giungendo da nord), per cui procedo.

Bello, magico, stupendo, sensazionale…..che aggettivo dare a questo canale? Ero talmente concentrato nel timonare la mia barca, che non ho potuto fare alcuno scatto. Si scivola dinanzi alla città di Lefkada (Leukada, ma i greci pronunciano EU con EF), e si prosegue verso sud, in acque verdi e torbide, ma circondate da un paesaggio molto suggestivo, un ecosistema lagunare pieno di aironi, gabbiani, gazze e cormorani. L’incanto è notevole, ma è una di quelle situazioni in cui un buon capitano si deve chiedere cosa fare nel caso in cui ci sia un’avaria al motore. Lo spazio è stretto, e le possibilità di manovra molto esigue.

Dopo 4 miglia di canale, eccoci sbucati nel cosiddetto “mare interno”, uno scenario magico dove si annidano perle come Meganisi (isola grande), Sparti e, più a sud, Itaca e Cefalonia! Si, gli dèi dello Ionio mi hanno concesso l’arrivo nelle terre di Odisseo, e non posso fare a meno di ringraziarli nell’intimo, mentre  la mia bocca rimane ancora aperta per lo stupore di tanta bellezza.

Costeggiamo l’isola di Lefkada, la nostra destinazione è Sivota Bay, lungo la costa meridionale di questa montagnosa terra che si illude di essere isola, ma altri non è che un pezzo di continente separato solo da uno stretto canale.

A Sivota abbiamo il primo assaggio di come funzionano le cose in Grecia. Dopo aver inizialmente ancorato in mezzo alla baia (strettissima e ridossata da tutti i venti), noto una “taverna” (TABEPVA, in greco) con un pontile attrezzato con acqua e luce e una scritta accattivante, posta su un cartello in bella vista : “Free Mooring”. Ormeggio gratuito? La curiosità mi spinge ad investigare.

Scendo a terra e chiedo al gestore. “Si!” , mi conferma. Anzi, “NE” (in greco), esclama. “Puoi ormeggiare qui, ma devi mangiare alla mia taverna.” Si può fare! Ed ecco il risultato, la mattina dopo:

Il “sacrificio” di mangiare alla Taverna Stavros si può sopportare in maniera assai agevole: il cibo è eccellente, e si paga una sciocchezza. Ecco una bella visuale dal piano di sopra della taverna:

Riuscite a leggere “FREE MOORING” ?

Alla prossima puntata!

Captain Blood

Share
Categorie:Shiplog
PHP Warning: Missing argument 2 for wpdb::prepare(), called in C:\WebSites\vieuxmalin.com_svalcz36p7x0umrb\wp-content\themes\inove\footer.php on line 22 and defined in C:\WebSites\vieuxmalin.com_svalcz36p7x0umrb\wp-includes\wp-db.php on line 990